Volontariato - Friday, December 10, 2010
La percezione del volontariato: istinto, passione e "fai da te"
Ricerca di Laura Solito e Carlo Sorrentino, basata sull'esame di 52 siti e sulle opinioni di un focus group, pubblicata nei Quaderni del Cesvot. L'immagine di sé che le associazioni comunicano passa attraverso il bene–servizio offerto. E verso le istituzioni il volontariato è visto come subordinato e non collaborante
Si parla molto di comunicazione sociale ma poco della capacità
comunicativa del volontariato e di come esso si rappresenti e venga
percepito. Il volume "Il volontariato. Immagini,
percezioni e stereotipi" pubblicato dal Cesvot ne "I
Quaderni" (n. 50, pp. 208) offre alcune indicazioni e risposte
grazie ad una ricerca promossa da Cesvot e realizzata da un gruppo
di lavoro coordinato da Laura Solito e Carlo Sorrentino
dell'Università di Firenze. Attraverso interviste, focus group
e l'analisi di oltre 50 siti web, la ricerca ha indagato immagini,
percezioni e stereotipi del e sul volontariato.
Due le prospettive attraverso cui la ricerca è stata
condotta: l'immagine 'comunicata' e l'immagine
'percepita' del volontariato. Quali gli obiettivi, le modalità, le
strategie con cui il volontariato comunica alla collettività la
propria identità e rende visibile il proprio agire concreto? E,
viceversa, quali 'idee' di volontariato circolano nella società?
Due domande complementari a cui la ricerca ha cercato di dare
risposta analizzando 52 siti web di associazioni di
volontariato e selezionando un campione di circa 60-70
soggetti che, in virtù della loro esperienza professionale o di
vita, sono stati ritenuti portatori di un punto di vista
particolare.
Dalla ricerca risulta che l'immagine di sé che le associazioni
comunicano passa molto attraverso il bene-servizio offerto,
materiale o immateriale che sia. D'altra parte, i cittadini tendono
a percepire le associazioni sulla base di una
dicotomia: associazioni 'operative' che offrono servizi
soprattutto in ambito socio-sanitario e associazioni che
difendono cause e valori più astratti e universali, ad esempio in
ambito culturale, ambientalista o internazionale. Da qui uno degli
stereotipi più comuni emersi nei focus group: le
associazioni di volontariato e i volontari intervengono soprattutto
nella risoluzione di problemi circoscritti, prevalentemente
afferenti all'area del disagio, del bisogno e della marginalità
(poveri, immigrati, disabili, anziani). Questa visione influenza
anche la percezione dei rapporti tra istituzioni e
volontariato: i partecipanti ai focus group
percepiscono il volontariato subordinato alle istituzioni e
non soggetto collaborante.
Si registra, invece, una convergenza tra immagine comunicata
e immagine percepita rispetto all'attività volontaria:
se 'azione', 'organizzazione', 'impegno' sono i
termini più usati dalle associazioni per descrivere se stesse e il
proprio lavoro, secondo i partecipanti ai focus group
continuità e impegno sono il tratto caratteristico del volontariato
e dei volontari. Tuttavia, sebbene le associazioni insistano molto
su competenza, metodo e formazione per descrivere il lavoro
dei volontari, la gran parte dei cittadini continua a pensare che
ad orientare l'azione volontaria siano l'istinto, la passione
e il "fai da te".
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