- Thursday, April 22, 2010
Paris Hilton? Per i media meglio del Darfur
Rapporto Msf. Nei tg frammentazione, approccio catastrofista, assenza di contesto,“prevalenza dell’ombelico”, personalizzazione. Dall’organizzazione la proposta di una ricerca comparata fra le reti tv europee
ROMA - A giugno 2007 l'ereditiera Paris Hilton venne scarcerata
e su una rete americana una giornalista si rifiutò di leggere la
notizia che la testata proponeva come apertura. Il caso portò in
quell'anno l'Osservatorio di Pavia a monitorare quanto spazio alla
vicenda dell'ereditiera era stato dato dai media nostrani in
confronto a alle notizie dedicate nello stesso periodo a 5 teatri
di guerra in Africa: Darfur, Somalia, Repubblica democratica del
Congo, Repubblica dentrafricana e Ciad. I risultati confermarono le
aspettative di partenza, con 63 informazioni sulla vicenda di Paris
Hilton e 41 in tutto per i 5 paesi).
Nel
rapporto del 2008 Msf provò ad accostare la visibilità di alcune
crisi sia a quella di alcuni personaggi pubblici (Carla Bruni e la
coppia Briatore-Gregoraci), sia a quella di due "eventi": il caldo
d'estate e l'influenza nei mesi invernali. Il caldo e l'influenza,
con il loro corredo di statistiche e consigli per affrontarli o
evitarli, ricorrono nei notiziari come veri e propri "fenomeni
mediatici", ai quali, nel linguaggio catastrofista del giornalismo,
ci si riferisce spesso come emergenze o allarmi, quando in realtà
si tratta di fenomeni poco eccezionali e anzi alquanto
comuni.
Emerse che durante i principali telegiornali in onda nei tre mesi
estivi si è parlato di caldo molto più che di Sudan in un intero
anno. E che la coppia Briatore-Gregoraci, sempre nei tre mesi
estivi, ha avuto 33 notizie mentre l'epidemia di colera in Zimbabwe
ha avuto 12 notizie solo nel mese di dicembre quando il governo
dello Zimbabwe, che fino ad allora aveva occultato ai media la
gravità della situazione, dichiarò l'emergenza nazionale dopo
l'epidemia scoppiata ad agosto).
Tendenza dei telegiornali (e dei programmi di informazione in
generale) a introdurre elementi di intrattenimento accanto a
elementi informativi, non ricerca e quindi assenza di contesto,
frammentazione sono insomma i connotati dell'informazione dei tg
come esce dal Rapporto di Msf. Si aggiunge l'approccio
catastrofista: "Più un evento ha conseguenze negative, più
probabilmente diventerà notizia; più un evento rompe la routine,
più facilmente verrà selezionato". Con nessuna speranza mediatica,
dunque, per le guerre che si protraggono da anni e ogni giorno,
sempre uguale all'altro, ammazzano migliaia di persone.
Altro aspetto messo in luce dal Rapporto è la personalizzazione:
quella per cui aumenta la copertura giornalistica in presenza di
eventi che riguardano personaggi di grande notorietà o le élite
della nazione, e quella per cui si raccontano contesti di crisi
attraverso storie personali: questo i combina con quella che Msf
chiama la "prevalenza dell'ombelico" che produce ad esempio notizie
sui soldati italiani
o statunitensi di ritorno da missioni internazionali o
servizi-interviste a parenti e amici di italiani rapiti.
In questo panorama medici senza frontiere lancia una proposta "che
è anche una speranza": questa ricerca dovrebbe (e vorrebbe)
idealmente essere parte di un'analisi più ampia, che Studi anche i
meccanismi della selezione e della formazione delle notizie alla
fonte e i fattori relativi alle preferenze e alle percezioni del
pubblico. Magari accompagnata da una ricerca comparata fra le reti
europee, che consenta di isolare le peculiarità dei nostri
telegiornali e svelare gli eventuali vizi dell'informazione
italiana. Il nuovo rapporto sulle "Crisi dimenticate" di
medici senza frontiere è disponibile on-line: www.crisidimenticate.it. (ep)

