Intasano il cervello, provocano sazietà illusorie; e sono
ugualmente difficili da "curare". Sono le molte, moderne bulimie
legate alla comunicazione: a come informiamo e a come siamo
informati.
Dentro i vari spazi virtuali, nel rumore informativo di
sottofondo, ci nutriamo in modo sempre più compulsivo di poche
notizie rimasticate all'infinito, di "tempo reale", di cronaca
frammentata o seriale, di dichiarazioni, opinioni, indignati
commenti anonimi. E poi di curiosità, trash, gossip,
simboli, tendenze, e pubblicità...
Una abbuffata quotidiana che è, a sua volta, effetto e causa di
bulimie di altro tipo, ben più radicate e oramai architravi della
nostra pseudo convivenza civile: la bulimia del consumismo (anche
spirituale, con un'ondata inarrestabile di trascendentale
d'accatto), dei dogmi della "legge del mercato" e della crescita
che non ha alternative, della "visibilità", del narcisismo, della
difesa dei privilegi e delle rendite di posizione.
Ciò interessa più o meno tutti, ma pone un grave problema ai
giornalisti, i più esposti e spesso le prime vittime delle nuove
bulimie, che d'altra parte contribuiscono ad alimentare e tenere
vive. Come difendersi? Come tenere in funzione il filtro dello
spirito critico? Nella diciottesima edizione del seminario di
Capodarco, e nel decennale dell'Agenzia Redattore Sociale,
cercheremo di analizzare la forza e i punti deboli del fenomeno,
evitando la demonizzazione delle nuove tecnologie e ragionando di
eccessi. Per capire se sia possibile una nuova sobrietà nella vita
quotidiana, ma anche nel consumo e nella produzione di
informazione.
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