“Parlare civile”. La stampa e la difficoltà di narrare correttamente la società

18apr2013
Aperto a Roma il seminario organizzato da Redattore Sociale e Agorà-scuola del sociale. Marcon: “Parlare civile è fondamentale per contrastare la banalizzazione del linguaggio dei media”. Butturini: “C'è un deficit di autocritica dai parte dei giornalisti"

ROMA - "Parlare civile è fondamentale per costruire una nuova cultura e per contrastare la banalizzazione del linguaggio dei media. Un lessico attento ai diritti delle persone è importante perché a partire dalle parole sbagliate si costruiscono politiche sbagliate, con parole strumentalizzate politiche strumentali". Con queste parole Giulio Marcon, presidente del comitato scientifico della Scuola del sociale e parlamentare di Sinistra ecologia e libertà, ha aperto i lavori del seminario "Parlare civile", organizzato oggi a Roma da Redattore sociale insieme a Agorà-scuola del sociale, con il patrocinio dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa, Associazione stampa romane e Usigrai. Il tema del seminario nasce dal libro "Parlare civile", realizzato dal Redattore sociale e dall'associazione Parsec.

Secondo Paolo Butturini, segretario dell'associazione Stampa romana sul linguaggio c'è  "un deficit di autocrtitica dai parte dei giornalisti", un problema che coinvolge l'Odg, "l' istituzione preposta a formare e governare la deontologia giornalisti, che in questo deve cambiare o è meglio abolirlo". "I  giornalisti devono tornare a studiare la società, il proprio mestiere e i rapporti con la comunicazione - aggiunge - nell' ultimo ventennio c'è stato un impoverimento lingua italiana. I giornalisti  sono in crisi anche perché non riescono a ritrovare il rapporto con la società e la capacità di esserne narratori".

Daniela De Robert dell'Usigrai ha sottolineato che il libro 'Parlare civile' "aiuterà di nuovo a discutere e pensare non solo su parole che si usano ma anche su parole non dette come 'genocidio', che avrebbe impedito di mettere fine al massacro in Rwuanda nel '94". De Robert ha poi raccontato un episodio personale: "Dopo i fatti di Genova scrissi 'Carlo Giuliani ucciso dalla polizia', il mio direttore di allora in Rai era Mimun, il pezzo fu cambiato con 'Carlo Giuliani è morto'. Le parole in questi casi sono importanti". (ec)