“Civiltà sottile”, annullato il seminario per giornalisti

Il venir meno di alcune delle sessioni principali e le crescenti difficoltà organizzative legate al sisma, hanno indotto Redattore sociale ad annullare il seminario nazionale di formazione per i giornalisti "Civiltà sottile", previsto dal 2 al 4 dicembre nella Comunità di Capodarco di Fermo.
Per ulteriori informazioni, tel. 0734.681001, giornalisti@redattoresociale.it

Tra falsi ciechi e falsi miti: i giornalisti e la normalità dei non vedenti

Il 7 ottobre a Roma seminario di formazione (6 crediti riconosciuti dall’Ordine) organizzato da Redattore sociale e dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti: i disabili visivi “Persi di vista” e in cerca di una rappresentazione adeguata

Brexit, in crescita l’hate speech: la rete si auto-organizza per contrastarlo

“I nostri vicini ci hanno raccontato di alcuni bambini polacchi che piangevano perché avevano paura di essere deportati”. “Mia figlia a Birmingham ha visto un gruppo di signore urlare a una ragazza musulmana ‘Vattene, abbiamo votato leave’”. “Mio fratello ha 13 anni e a scuola i suoi compagni lo prendevano in giro dicendo ‘ciao ciao adesso te ne vai a casa’. Ha insistito che era uno scherzo ma sono preoccupato”. “Gli amici dei miei figli, che sono neri e inglesi, hanno detto che a scuola i compagni hanno cantato tutto il giorno ‘So long, farewell’. Ridatemi il mio Paese!”. Sono alcuni dei messaggi riportati su “Worrying Signs”, pagina Facebook creata da Sarah Childs, Natasha Blank e Yasmin Weaver di fronte alla crescita di episodi razzisti dopo il voto al Referendum per la Brexit. “Vogliamo che questo gruppo sia uno spazio sicuro dove condividere informazioni e pubblicare foto e screenshot dei segnali preoccupanti e dei casi di razzismo e xenofobia nei quali vi siete imbattuti dopo il risultato del referendum sull’Unione europea. Vi sollecitiamo a denunciare ogni caso al quale assistete alla polizia e a segnalare ogni post che istighi all’odio sui social media, affinché vengano rimossi. Sono tempi bui e pericolosi, ma speriamo di poter diffondere consapevolezza e aiutarci l’un l’altro per sentirci al sicuro”, si legge sulla pagina.

“Il web è uno strumento potentissimo per la controparola per le segnalazioni, per il debunking, è estremamente forte nel contrastare l’hate speech, nel far circolare il bene. Quanto si sta verificando in queste ore è un esempio della forma in cui ciò può avvenire – ha commentato Giovanni Ziccardi, docente all’Università degli studi di Milano e autore di “L’odio online” in un’intervista a Carta di Roma– Oggi non si può combattere l’odio senza tecnologia. Occorrono l’educazione, il diritto con appositi interventi normativi, ma anche la tecnologia è un elemento fondamentale”. Secondo Ziccardi, “la diffusione dei messaggi di odio non ha un andamento omogeneo: è a picchi, strettamente correlati a eventi politici e di cronaca. Non è sorprendente che ora vi siano picchi in cui si registra 3, 4, 5 volte il livello di odio che normalmente circola. Lo abbiamo visto quanto c’è stata la crisi dei rifugiati nei Balcani l’anno scorso e in Italia con il disegno di legge sulle unioni civili e durante le elezioni amministrative. Non è un fatto eccezionale che in un momento così critico, si registri un picco di nazionalismo e di odio”. Al picco segue un ritorno alla normalità: “si intensifica e aumenta per poi crollare improvvisamente o ridimensionarsi. È l’andamento fisiologico dell’odio online”, conclude Ziccardi. (lp)

Razzismo, i commenti sui social inquinano il web. E i media fanno poco

Aumenta l’incitamento all’odio razziale su Internet. Lo denuncia la prima ricerca sull’hate speech online realizzata da Cospe. Giulietti (Fnsi): "Falsa coscienza nelle redazioni". Marincola (Articolo21): "Più sanzioni da parte dell’Ordine". Suber (Carta di Roma): "Coinvolgere anche i lettori"

“Non farò più il corrispondente per i media italiani”

A parlare è Alberto Tetta, giovane giornalista italiano che dal 2005 vive in Turchia, “un Paese in cui si combatte una guerra sanguinosa, il governo è sempre più autoritario e ci sono stragi quotidiane”. Ma ai media sembra non interessare: “In Italia di giornalismo freelance non si vive”