XXIV Redattore Sociale 30 novembre - 1-2 dicembre 2018

Solitudini

La solitudine come “emozione” collettiva ha effetti sociali, economici e politici: esilia gli adolescenti, imprigiona gli anziani, chiude le porte all’altro, svuota gli spazi di aggregazione tradizionali e sembra alimentare una società rancorosa, insoddisfatta e urlante. Non distingue tra classi sociali, tra periferie e centro, non tocca una sola generazione e nemmeno un solo Paese. Influisce sui consumi, sulla capacità di fare rete, sui processi di costruzione delle politiche e delle opinioni, sui bisogni, veri e percepiti. Con conseguenze che gli esperti provano ad analizzare e i giornalisti a raccontare.
I numeri parlano di trasformazioni sociali importanti e di reti di sostegno del privato sociale e del volontariato spinte a moltiplicare le proprie esperienze di ascolto e servizio. E se in Italia crescono le persone che si sentono sole e faticano a stabilire relazioni con gli altri, non va meglio altrove. Non è un caso che l’Inghilterra abbia deciso di dedicare alla solitudine un ministero, percependo tutta l’urgenza di definire politiche adeguate.
Esiste, di contro, una dimensione intima della solitudine, vissuta e non subìta. Una solitudine che non si trasforma in esclusione sociale, ma che - anzi - rigenera e crea nuove capacità di stare insieme e fare comunità. E’ l’isolamento di chi non fugge dalla realtà, ma comunica senza parole e lascia impronte senza far rumore, nell’attesa di poter condividere l’esperienza.
Soli e solitari, solitudine e isolamento… la ventiquattresima edizione di Capodarco va alla scoperta di questi percorsi (solo apparentemente lontani e diversi), tra numeri, racconti e analisi, partendo dall’ascolto per cercare debolezze e punti di forza di un fenomeno che sta producendo cambiamenti sociali profondi e radicali.